“La maggior parte della gente vive con la paura di essere pienamente viva ” …





È quanto scrive Alexander Lowel , Wikipedia non mi permette prendere il link .

Bisogna dare un contributo mi sembra accettabile, né mi appare strano ,ricorro ad un ‘altra fonte perché non possiedo nessuna delle carte valide allo scopo . Niente da fare …

Conclusione scrivo due righe

Chi non sa piangere non sa neppure gioire.
Il pianto è come la pioggia: a volte dolce, a volte violenta, ma sempre necessaria alla vita della terra.
Come il campo senza pioggia inaridisce così la vita senza lacrime diventa un deserto…
Lo splendore degli occhi e del viso dopo il pianto è come il cielo dopo la pioggia: pulito, luminoso, fresco, scintillante.
Passata la tempesta, il cielo lavato di fresco è sereno e il mondo sembra in pace.
Purtroppo negli esseri umani le tempeste emotive di rado puliscono completamente l’aria, perché la pace della mente dipende dalla pace del corpo.”

Alexander Lowen (New York, 23 dicembre 1910 – New Canaan, 28 ottobre 2008) è stato uno psicoterapeuta e psichiatra statunitense.
Paziente e allievo di Wilhelm Reich, da lui conosciuto negli anni quaranta, Alexander Lowen è considerato il principale continuatore del suo approccio psicocorporeo.

Negli anni cinquanta, dopo essersi laureato in medicina a Ginevra, in Svizzera, ha messo a punto, inizialmente insieme a John Pierrakos, un particolare approccio noto come Analisi bioenergetica e nel 1956 ha fondato a New York l’International Institute for Bioenergetic Analysis, di cui è stato direttore per quarant’anni.

L’insieme delle sue teorie e pratiche si è diffuso in tutto il mondo fin dagli anni settanta ed è molto noto anche in Italia, dove esistono diverse scuole che si rifanno alle sue teorie.


I libri cui mi riferisco :

Il linguaggio del corpo

L’arte di vivere

DITEMI COM’E’ UN ALBERO

Ditemi com’è un albero.
Ditemi il canto del fiume
quando si copre di uccelli.
 
Parlatemi del mare. Parlatemi
del vasto odore della campagna.
Delle stelle. Dell’aria.
 
Recitatemi un orizzonte
senza serratura né chiavi
come la capanna di un povero.
 
Ditemi com’è il bacio
di una donna. Datemi il nome
dell’amore: non lo ricordo.

Le notti si profumano ancora
di innamorati con fremiti
di passione sotto la luna?

O resta solo questa fossa,
la luce di una serratura
e la canzone delle mie lapidi?

Ventidue anni… Già dimentico
la dimensione delle cose,
il loro colore, il loro profumo…. Scrivo

a tentoni: “il mare”, “la campagna”…
Dico “bosco” e ho perduto
la geometria dell’albero.

Parlo, per parlare, di argomenti
che gli anni mi hanno cancellato.

(non posso continuare, sento
i passi della guardia)

Marcos Ana

La poesia è dappertutto

La poesia è scritta in un periodo della sua vita in cui i ricordi della sua vita fuori dal carcere si erano così affievoliti, da sembrare irreali ed era possibile possedere solo sogni, come quello di vivere in una casa senza chiavi :

“sempre aperta, come il mare, il sole, l’aria”

La mia casa e il mio cuore.

Marcos Ana

IL GRANDE INGANNO

Da o Brasil

DECIDME COMO ES UN ARBOL

Decidme como es un árbol,
contadme el canto de un río
cuando se cubre de pájaros,
habladme del mar,
habladme del olor ancho del campo
de las estrellas, del aire
recítame un horizonte sin cerradura
y sin llave como la choza de un pobre
decidme como es el beso de una mujer
dadme el nombre del amor
no lo recuerdo
Aún las noches se perfuman de enamorados
que tiemblan de pasión bajo la luna
o solo queda esta fosa?
la luz de una cerradura
y la canción de mi rosa
22 años, ya olvidé
la dimensión de las cosas
su olor, su aroma
escribo a tientas el mar,
el campo, el bosque, digo bosque
y he perdido la geometría del árbol.
Hablo por hablar asuntos
que los años me olvidaron,
no puedo seguir
escucho los pasos del funcionario.

Marcos Ana nacque il 20 gennaio 1920 a San Vicente nel comune di Salamanca,la sua famiglia era povera. A 12annni

lasciò la scuola per lavorare come commesso in un negozio, per poter contribuire al reddito familiare.

A 16 anni entrò a far parte della Gioventù Socialista che poco prima della guerra civile sarebbe diventata la Gioventù Socialista unita, sotto l’orbita comunista e parallelamente abbandonò la religione cattolica. Più volte fu arrestato e rilasciato fino a che scontò molti anni in carcere.

Solo dopo la morte di Franco , si sentì più libero .

Non poté studiare ,questo non gli impedì di diventare un bravo scrittore e poeta .

Ha Chang

Paura di vivere ?

La natura ti cura.

Alexander Lowen

Provo , mi sembra semplice.

In realtà non mi riesce sempre . Allora ?

Ci vuole equilibrio !

L’uomo non si accontenta di essere soltanto;

egli deve fare qualcosa, realizzare qualcosa, creare qualcosa.

L’impulso dell’Io a creare produce cultura,

ma può anche essere lo strumento della sua distruzione.

L’antitesi tra essere e fare è riconosciuta dal nostro linguaggio.

Quando diciamo:

“Così sia” per esempio, intendiamo

“Non fare nulla”

Fare ha come risultato una riduzione dell’essere.

Questo può essere spiegato dal fatto che, per agire su di sé, una parte della personalità deve ribellarsi all’altra.

L’Ego o l’Io si ribellano al corpo usando la volontà contro le sensazioni del corpo. In questo processo l’essere è scisso e quindi ridotto.

I nevrotici tentano sempre di cambiare se stessi usando la forza di volontà, ma questo serve solo a renderli più nevrotici.

La salute emotiva può essere raggiunta solo attraverso una consapevolezza di sé e un’accettazione di sé.

Lottare per cambiare il proprio essere ha come conseguenza che la persona è coinvolta più profondamente nel destino che cerca di evitare.

Il cambiamento prodotto non è lasciar essere

Quando la situazione è interiore, cioè uno stato dell’essere, cercare di cambiare questo stato con il fare ha come risultato una riduzione dell’essere.

Questo può essere spiegato dal fatto che, per agire su di sé, una parte della personalità deve ribellarsi all’altra.

L’Ego o l’Io si ribellano al corpo usando la volontà contro le sensazioni del corpo.

In questo processo l’essere è scisso e quindi ridotto dall’applicazione di una forza dall’esterno è prodotto dal fare e influisce negativamente sull’essere.

Tuttavia, c’è un processo di cambiamento che avviene dall’interno e non richiede sforzi coscienti.

È chiamato crescita e migliora l’essere.

Non è qualcosa che si può fare: quindi non è una funzione dell’Io ma del corpo.

L’Io è impegnato a stabilire un fine e a controllare le azioni per raggiungerlo.

È un’attività in cui manca il coinvolgimento dell’Io appartiene alla modalità ‘essere’.

Questo significa che, se il fine è secondario rispetto all’azione, l’attività si qualificherebbe come essere piuttosto che come fare.

Per esempio, passeggiare per il corso appartiene alla modalità ‘essere’ mentre camminare rapidamente verso la stazione per prendere il treno è ‘fare

Un’altra distinzione importante riguarda il centro dell’attività.

Quando l’attività è centrata su ciò che accade nel mondo esterno, può essere considerata ‘fare’.

Quando l’attenzione è rivolta su ciò che succede all’interno, cioè sulle sensazioni che si hanno durante un’attività, siamo nella modalità ‘essere’

L’essere si identifica alle sensazioni.

Non si può fare o produrre una sensazione come non si può fare l’essere.

Per essere autentica, una sensazione deve nascere spontaneamente

Inoltre, le sensazioni non compiono o producono nulla.

Le sensazioni non hanno nessuno scopo o obiettivo; in altre parole, non possiamo sentire allo scopo di …

Santana

Corazon Espinado

Il fare non implica né determina sensazioni, anzi, può veramente inibirle o bloccarle.

Per esempio, quando cammino dal’ufficio alla stazione ferroviaria con l’idea di raggiungerla il più rapidamente possibile, non provo altre sensazioni oltre a un senso di fretta di prendere il treno.

Tutti i miei movimenti sono tesi verso l’obiettivo e le sensazioni sono irrilevanti.

Di fatto, esse ostacolerebbero una prestazione efficiente.

Nell’interesse dell’efficienza trasformo me stesso in una macchina fin quando l’obiettivo è raggiunto

D’altra parte, è possibile fare o produrre qualcosa con sentimento.

Affinché ci siano sensazioni, il processo o l’azione devono essere almeno importanti quanto lo scopo.

Nell’esempio di prima, se mi avviassi verso la stazione con comodo perché ho un sacco di tempo, proverei il piacere della passeggiata e mi divertirei a guardare la gente e le vetrine.

Ciò succede a volte, ma di solito ho troppo da fare. Non è una frase nella bocca di tutti ?

La gente ha tanta fretta da non avere il tempo di respirare o di essere. Essere richiede tempo: tempo per respirare e tempo per sentire.

Se prestiamo al processo almeno tanta attenzione quanta ne prestiamo all’obiettivo, fare diventa un’azione creativa e che ci esprime e aumenta il senso dell’essere.

Per quanto riguarda l’essere, ciò che conta non è quello che si fa, ma come si fa.

Per il fare, è vero il contrario.

Quando un’attività ha la qualità del fluire appartiene all’essere.

Quando ha la qualità dello spingere appartiene al fare.

Un’attività che per essere svolta richiede una pressione è dolorosa perché impone uno sforzo cosciente , grazie all’uso della volontà

La flaca

Santana

Tempo per sentire

Se prestiamo al processo almeno tanta attenzione quanta ne prestiamo all’obiettivo, fare diventa un’azione creativa e che ci esprime e aumenta il senso dell’essere.

Per quanto riguarda l’essere, ciò che conta non è quello che si fa, ma come si fa.

Per il fare, è vero il contrario.

Quando un’attività ha la qualità del fluire appartiene all’essere. Quando ha la qualità dello spingere appartiene al fare.

Leonard Cohen

L’importanza

L’importanza data all’acquisizione di nozioni e il disinteresse per le sensazioni fa sì che i bambini si oppongano alla alla scuola perché sentono che il loro essere è negato da questo sistema

Più il corpo è vivo più grande è l’essere

I ruoli che assumiamo nella vita si strutturano nei nostri corpi come il nostro modo di essere nel mondo.

Ma diventano poi gli unici modi in cui possiamo essere, e in questo modo ci limitiamo gravemente.

Questo è un altro modo di affermare che il destino di una persona è determinato dal suo carattere che è strutturato nel corpo da tensioni muscolari croniche.

Queste tensioni costituiscono ‘modi di tenersi’.

Ci sosteniamo, ci conteniamo, ci tratteniamo, ecc.

Tenersi è una forma di controllo.

Tenendoci, non permettiamo che il flusso dell’eccitazione scorra naturalmente, lo controlliamo.

Questo tenersi finisce per diventare inconscio

Sebbene il tenersi sia inconscio, lo stiamo ‘facendo’. I muscoli volontari o striati sono sotto il controllo dell’Io. Le tensioni croniche di questi muscoli riflettono un’inibizione del Super Io contro l’espressione di certe sensazioni.

All’inizio, le tensioni sono create coscientemente per bloccare l’espressione di un impulso che potrebbe rievocare una risposta ostile da parte dei genitori.

Con il tempo, tuttavia, la tensione diventa cronica Non ci lasciamo essere ….

Ci tratteniamo contro la rabbia, la tristezza e la paura, conteniamo i pianti e le grida, tratteniamo il nostro amore:

facciamo tutto questo perché abbiamo paura di lasciarci andare, paura di essere, paura di vivere.

La terapia non è un modo di imparare come essere, ma come non fare.

Prendiamo la respirazione come esempio di ciò che voglio dire parlando di lasciarsi andare.

Quando ero in terapia con Wilhelm Reich, il processo terapeutico comportava una respirazione profonda. Reich mi chiese di respirare mentre ero disteso sul lettino e, da ‘bravo’ ragazzo qual ero, cominciai a farlo.

Non succedeva niente, perché non mi ‘lasciavo andare’. Allora Reich disse:

“Non farlo”.

All’inizio risposi:

“Ma mi ha detto di respirare”.

“Sì”

controbatté Reich, “devi lasciar andare il respiro, non farlo “.

Imparare che la respirazione non era qualcosa da fare mi richiese qualche tempo. Se ‘mi lasciavo andare’ o non facevo niente, avrei respirato facilmente e profondamente come un bambino o un animale. […]

Trattenere il respiro è un modo efficace per ridurre le sensazioni.

Questo è necessario quando le sensazioni sono troppo dolorose o troppo minacciose. Fin quando avrà paura di queste sensazioni, la persona non si lascerà respirare naturalmente.

Il ‘tenersi’, seppur inconscio, è una difesa dell’Io contro le sensazioni che, in passato, sono state percepite come pericolose. Per esempio, una persona potrebbe aver paura della propria tristezza, sentendo che, se si arrendesse a essa, cadrebbe in una disperazioni così profonda a cui non potrebbe sopravvivere.

L’individuo nevrotico ha paura delle sensazioni

Per questa ragione si potrebbe considerare la nevrosi una paura di essere o una paura della vita.

Essere è lo stato di vita del corpo.

Più il corpo è vivo, più grande è l’essere.La potenzialità dell’essere è ridotta da tutte le tensioni croniche che limitano la motilità del corpo

Se abbiamo paura di essere, di vivere, possiamo mascherare questa paura intensificando il nostro fare.

Più siamo occupati, meno tempo abbiamo disponibile per sentire, essere e vivere.

E possiamo ingannare noi stessi credendo che il fare sia essere e vivere.

Il ritmo frenetico e febbrile della vita moderna è una prova evidente della paura che abbiamo dell’essere e della vita.

Fin quando questa paura esisterà nell’inconscio di una persona, essa correrà più in fretta e farà di più per non sentire la sua paura.

A wither shade of pale

Tutto è pronto: la valigia,
le camicie, le mappe, la mutua speranza.

Mi spolvero le palpebre
Ho messo all’occhiello
la rosa dei venti
.

Tutto è pronto: il mare, l’atlante, l’aria.

Ho il come, il quando, il dove,
un diario di bordo, le carte
di navigazione, venti a favore,
il coraggio e qualcuno che mi ama
come non so amarmi io.

La nave di noi, gli sguardi,
i pericoli, le mani incantate,
il filo ombelicale dell’orizzonte

che sottolinea questi versi sospesi…

Tutto è pronto. Sul serio. Andiamo

La hora de quedarse

Todo está preparado: la maleta,
las camisas, los mapas, la mutua esperanza.

Me estoy quitando el polvo de los párpados.
Me he puesto en la solapa
la rosa de los vientos.

Todo está a punto: el mar, el aire, el atlas.

Ya tengo el como, el cuándo,
el adónde, un cuaderno de bitácora,
cartas de marear, vientos propicios,
valor y alguien que sabe
quererme como no me quiero yo.

La nave de nosotros, las miradas,
los peligros, las manos del asombro,
el hilo umbilical del horizonte
que subraya estos versos suspensivos…

Todo está preparado. En serio. Vamos.

J. Vincente Piqueras

L’inganno ? Si diverse volte ho scritto al riguardo

Senza rima , l’inganno esiste .

Può essere piccolo può essere reiterato, può essere grande .

Enorme … Ma a parte i fatti reali, se e quando si sanno per intero , tutto il resto è verità soggettiva .

Ho torto, va bene

E LA POESIA ?

OGGI MI MANCA

I DISEGNI IN BIANCO E NERO ?

FATTI .

IMPARARE IL CORPO UMANO

ESERCIZI ?

ANCHE ,NON SOLO

LA MANO VA LIBERA

UNA MATITA A CARBONCINO

E UN’ ARTE

DA QUATTRO SOLDI

CIAO

Pubblicato da Sossu

Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento. Proverbio cinese "L'APPARENZA INGANNA "

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